Il sistema europeo di scambio di quote di emissione per edifici e trasporti (ETS2) è stato posticipato di un anno, con conseguenze rilevanti per l’industria del riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria.
Lo scorso 5 novembre i ministri degli Stati membri dell’UE hanno infatti concordato di rimandarne l’entrata in vigore completa al 2028, accogliendo la richiesta avanzata da Polonia e altri paesi dell’Europa orientale, tra cui Slovacchia e Ungheria. Anche Francia, Italia e Romania hanno sostenuto il rinvio.
L’argomento è stato al centro della seconda sessione del REHVA Brussels Summit, tenutosi il 18 novembre in collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), con il contributo della Commissione Europea e di membri del Parlamento Europeo.
Nello specifico, l’ETS2 prevede una tassa sulla CO2 di 60 euro per tonnellata sui combustibili fossili utilizzati negli edifici e nei trasporti, con un aumento stimato di circa 1,3 centesimi di euro per kWh. I fondi raccolti, pari a circa 65 miliardi di euro, verrebbero destinati al Fondo Sociale per il Clima, finalizzato a sostenere la transizione energetica dell’UE e a finanziare la ristrutturazione degli edifici, in particolare per le famiglie vulnerabili in condizioni di povertà energetica.
Nel 2024, infatti, circa il 10% della popolazione europea non è stata in grado di riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni. Il Fondo Sociale per il Clima avrebbe dovuto rappresentare una importante fonte di sussidi per la riqualificazione energetica degli edifici.