Il 10 marzo la Commissione europea ha lanciato un pacchetto di iniziative per sbloccare investimenti nella riqualificazione energetica degli edifici, nell’ambito della strategia per le tecnologie pulite.
Il punto di partenza è un dato critico: i fondi pubblici coprono appena il 15% degli investimenti necessari per i target di efficienza energetica al 2030, un divario destinato ad aggravarsi con la chiusura del PNRR nel 2026.
Con la raccomandazione 2026/537, Bruxelles invita gli Stati membri a ridurre le sovvenzioni a fondo perduto, da riservare a famiglie vulnerabili, microimprese ed edifici con le peggiori prestazioni, e a privilegiare strumenti finanziari capaci di attrarre capitali privati (come prestiti agevolati, garanzie di portafoglio, mutui green e soluzioni miste).
La Commissione chiede inoltre di sviluppare aggregatori di progetto (sportelli unici, super-ESCO, comunità energetiche) e di eliminare i sussidi che ancora favoriscono i combustibili fossili.
Si punta poi sul ruolo degli sportelli unici come guida lungo l’intero percorso di ristrutturazione. Il vero ostacolo, secondo la Commissione, non è la mancanza di informazioni o incentivi, ma la sfiducia dei proprietari su qualità dei lavori e affidabilità della consulenza. Il documento propone linee guida pratiche che coprono tutte le fasi: dalla progettazione al finanziamento, fino alle garanzie post-intervento.