Il 22 aprile scorso la Commissione Europea ha presentato il piano AccelerateEU, una risposta strutturata all’ennesima crisi dei prezzi dell’energia (innescata questa volta dall’escalation del conflitto in Medio Oriente). L’iniziativa si propone di proteggere famiglie e imprese europee dalla dipendenza nei confronti dei combustibili fossili importati, mettendo l’UE su un percorso stabile verso l’indipendenza energetica.
Solo negli ultimi mesi, l’UE ha speso 24 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni energetiche a causa dei prezzi più alti, senza ricevere un solo metro cubo di gas o un barile di petrolio in più. Su base annua, il valore delle importazioni di combustibili fossili dell’UE nel 2025 ha raggiunto quota 340 miliardi di euro, con il 57% dell’energia consumata nell’Unione proveniente da fonti fossili importate.
Il piano AccelerateEU si articola in cinque assi strategici.
Il primo riguarda il coordinamento tra gli Stati membri, con particolare attenzione al riempimento degli stoccaggi di gas, all’utilizzo delle flessibilità nelle regole di stoccaggio e al rilascio eccezionale di riserve petrolifere. Sarà istituito un nuovo Fuel Observatory per monitorare produzione, importazioni, esportazioni e livelli di stoccaggio dei carburanti per il trasporto, con l’obiettivo di identificare tempestivamente potenziali carenze.
Il secondo asse punta ad accelerare la transizione verso le energie pulite per la produzione domestica. Entro l’estate la Commissione presenterà un Piano d’Azione per l’Elettrificazione, che includerà misure per rimuovere le barriere nei settori industriale, dei trasporti e dell’edilizia.
Il terzo punto riguarda il potenziamento delle reti. La Commissione presenterà una proposta legislativa su oneri di rete e fiscalità, che prevede tra l’altro una tassazione dell’elettricità inferiore a quella dei combustibili fossili.
Il quarto asse punta a massimizzare le infrastrutture rinnovabili esistenti attraverso il rapido repowering di grandi impianti eolici e idroelettrici.
L’ultimo tema riguarda la mobilitazione degli investimenti. Il fabbisogno complessivo stimato per la transizione energetica ammonta a 660 miliardi di euro l’anno fino al 2030, un importo che le sole risorse pubbliche non sono in grado di coprire. La Commissione organizzerà un Clean Energy Investment Summit per riunire il settore finanziario, i grandi investitori istituzionali, i leader industriali e i finanziatori pubblici, al fine di accelerare i flussi di capitale privato.