Primi riscontri operativi per il nuovo iperammortamento 2026-2028, con numeri già significativi e prime indicazioni interpretative da parte delle istituzioni.
A pochi giorni dall’apertura della piattaforma (12 giugno), risultano presentate oltre 3.000 comunicazioni preventive, con circa 1.000 ulteriori istanze ancora in bozza. Il volume complessivo corrisponde a più di 1,1 miliardi di euro di investimenti potenziali, a conferma dell’elevato interesse da parte delle imprese.
La piattaforma consente margini di flessibilità nella gestione dei progetti: eventuali rettifiche possono essere apportate nelle diverse fasi del processo, purché non venga incrementato il valore complessivo dell’investimento. Nei casi di progetti articolati, che includono più beni, è prevista la possibilità di suddividere gli investimenti tramite codici identificativi distinti, consentendo anche comunicazioni di completamento differenziate per singoli asset e una fruizione dell’incentivo distribuita su più annualità.
Un elemento rilevante riguarda il meccanismo di accesso: diversamente da precedenti strumenti, non è previsto un plafond a esaurimento in fase di prenotazione. Le risorse complessive stimate in 9,8 miliardi di euro rispondono a finalità di monitoraggio e non a una logica di “click day”.
I beni incentivabili includono sia componenti hardware, sia soluzioni software funzionali ai processi produttivi. Ad esempio, i software per piattaforme industriali (PLC, Scada, HMI) e i moduli ERP strettamente legati alla produzione, mentre restano esclusi quelli di natura amministrativa.
Particolare attenzione è stata dedicata agli interventi di revamping, che consentono di aggiornare macchinari esistenti rendendoli conformi ai requisiti “4.0, così come sistemi di climatizzazione e controllo ambientale, infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici e sistemi IT/OT a supporto di applicazioni avanzate (tra cui cybersecurity e intelligenza artificiale).
Per gli investimenti in fonti energetiche rinnovabili, la conclusione dell’intervento coincide con la fine lavori e non è più previsto l’obbligo di allaccio alla rete entro 12 mesi. Sul fronte fotovoltaico, sono ammissibili esclusivamente moduli ad alta efficienza prodotti nell’Unione europea (categorie b e c del registro ENEA), mentre i sistemi di accumulo devono essere acquistati contestualmente agli impianti di generazione.
Restano alcuni vincoli operativi: non è previsto il rimborso delle spese per perizie e certificazioni, che dovranno essere redatte da professionisti abilitati (ingegneri o periti).
Il termine ultimo per la comunicazione di completamento degli investimenti è fissato al 15 novembre 2028.
Il MIMIT ha infine annunciato che pubblicherà a breve una circolare “omnibus”, che raccoglierà i chiarimenti già forniti negli anni e li integrerà con le novità della nuova disciplina.