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06/08/2026
 
La vulnerabilità climatica degli edifici si sposta dalle regioni fredde a quelle calde
 

Un nuovo studio del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, pubblicato su Scientific Reports (Nature), propone la prima mappatura globale delle aree in cui gli edifici più vecchi e meno compatti presentano la maggiore vulnerabilità energetica rispetto al clima. Il concetto introdotto dai ricercatori, definito "vulnerabilità di climatizzazione", misura quanta energia serve per riscaldare o raffrescare un edificio in modo da mantenerlo confortevole e sicuro quando le temperature esterne raggiungono livelli estremi.

Secondo lo studio, 48 milioni di persone vivono oggi in aree ad alta vulnerabilità climatica degli edifici. Entro il 2100 questa cifra potrebbe raddoppiare o triplicare, man mano che il peso del cambiamento climatico si sposta verso le regioni più calde del pianeta, spesso coincidenti con i paesi più svantaggiati.

Il modello incrocia età costruttiva e forma degli edifici con i dati climatici locali: gli edifici meno compatti, con maggiore superficie esposta rispetto al volume climatizzato, disperdono più calore in inverno e ne accumulano di più in estate. A livello globale, il 43% degli edifici censiti è stato costruito prima del 1980, quando gli standard di efficienza energetica erano scarsi o assenti.

Analizzando oltre 2 miliardi di edifici tramite il Global Human Settlement Layer del JRC, lo studio evidenzia forti contrasti geografici: gli edifici compatti prevalgono nei centri urbani densi di Corea del Sud, Golfo Persico, Giappone e alcune aree di Europa e degli Stati Uniti, mentre quelli bassi e meno compatti dominano in Africa subsahariana, Asia meridionale, America Latina e Medio Oriente. Il reddito nazionale incide anche sulla capacità di intervenire: solo circa il 25% dei paesi a basso reddito ha adottato requisiti minimi di efficienza energetica, contro circa il 50% dei paesi a reddito medio-alto e alto.

Le strategie indicate variano per contesto: nei paesi ad alto reddito, con edifici spesso vecchi ma compatti, bastano interventi mirati su finestre, isolamento e ventilazione naturale; nelle regioni a basso reddito in rapida urbanizzazione la priorità è la qualità delle nuove costruzioni, con standard di compattezza, maggiore massa termica e ventilazione passiva. Il JRC ha annunciato un approfondimento dedicato all’Europa.

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